La Verità

novembre 14, 2018 0 Di PapS77

uomo allo specchio

Di seguito riporto un passo dei Sermoni di Sant’Antonio di Padova, dove parla della verità in relazione ai cani muti, come chiamava all’epoca quelle persone che potrebbero essere definite false, ipocriti, ma anche peggio in alcune circostanze, fino ad arrivare agli omertosi per quanto riguarda fatti criminali e di delinquenza comune.

La verità genera odio; per questo alcuni per non incorrere nell’odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio. Se predicassero la verità, come verità stessa esige e la divina scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell’odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti. Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo.

In questo passo ritroviamo la grande capacità di riflessione utilizzata dal Santo per farci comprendere la potenza della parola all’epoca in cui viveva(1200 d.C.) e anche cercando di “trasportare” questa potenza ai giorni nostri per fare un paragone, ci accorgiamo di alcune analogie da non sottovalutare affatto.

Quando egli parla di generare odio ritiene che ciò che viene taciuto da alcuni membri della società di allora, che lui chiama “cani muti”, perché appunto erano fedeli servitori che nascondevano la verità dei fatti non menzionandola, potenti e notabili che avrebbero avuto l’incarico di guidare e proteggere le popolazioni, ma di cui si disinteressavano per seguire il proprio tornaconto economico.

Essi dicendo la verità avrebbero rischiato di essere estromessi dalla stessa società alla quale appartenevano.

Questo perché vi era una falsa morale della “mondanità”, come sottolinea S.Antonio; Egli parla espressamente di “mentalità dei mondani”, il che porta a pensare che conoscesse bene la psicologia comportamentale delle persone e che studiasse attentamente i loro atteggiamenti tramite una acuta osservazione degli stessi.

Qui vediamo lo studioso e il Santo illuminato che legge fra le righe ciò che qualsiasi altro uomo non avrebbe colto a una prima analisi sommaria.

S.Antonio parla di scandalo e la prova d’incorrere in esso; ancora una volta la fa da padrone la paura che queste persone hanno dell’opinione comune e per l’epoca voleva dire non solo una questione di prestigio, ma anche di denaro, perché se venivano allontanati dagli ambienti di un certo ceto sociale, non avrebbero più potuto effettuare i loro commerci.

Qui si sta parlando di piccoli borghesi e ricchi nobili, che cercavano di aumentare il loro capitale o che dovevano mantenere buoni rapporti fra i feudi per non incorrere in guerre e carestie, molto frequenti all’epoca.

La questione quindi è soprattutto economica e da qui il Santo capisce che la battaglia sarà ardua, ma naturalmente non si scoraggia, anzi, perché come sostiene, la verità è più importante di tutto, come ha studiato nelle Sacre Scritture, ma come soprattutto sente egli stesso nel proprio cuore, ciò che gli rammenta la sua Anima.

Se proviamo a fare un parallelismo con i giorni nostri, possiamo rilevare un paio di analogie; inizialmente la ricerca della verità che viene sempre per prima per ogni mistico, religioso e illuminato o risvegliato che dir si voglia; altresì la difficoltà in certi contesti a non utilizzare delle maschere nelle situazioni “di comodo”, come per non destare sospetti sul nostro pensiero e tenerlo segreto, nascondere ciò che siamo per non “scandalizzare” gli altri, perché in quel dato frangente siamo troppo esigenti o troppo imprudenti, o poco socievoli, o poco riflessivi.

Tutto questo avviene come se ci fosse una morale, falsa per la maggior parte delle volte, che ci porta a scegliere di stare zitti, piuttosto che portare la nostra riflessione e arrivare al confronto con il prossimo.

D’altronde se vogliamo arrivare all’unità, all’Amore vero, dobbiamo dimenticarci di tutte queste false morali, che in quest’epoca si sono moltiplicate rispetto ai tempi in cui viveva il Santo.

A maggior ragione sono ancora di più le maschere che indossiamo, per ogni evenienza, nascondono tante piccole verità che vanno a costruire la grande Verità di cui ci parla S.Antonio.

L’unica risposta possibile è essere noi stessi, riconoscersi e accettarci per ciò che siamo nelle diverse situazioni e contesti sociali, senza ansie né paure, per affrontare insieme gli ostacoli e superarli, aiutandoci a capire i nostri difetti e guardarli con un sorriso sulla bocca, pensando che siamo venuti al mondo proprio per questo, per riconoscere ciò che siamo e non per continuare a nasconderlo per tutta la nostra esistenza terrena, cercando di rimandare alla prossima vita un esame che non esiste e che abbiamo già scelto di vedere e manifestare in più modi in questa vita.

Partendo dall’auto-osservazione possiamo riuscire a trovare il modo di correggere in maniera graduale certi nostri atteggiamenti, senza dover forzare i tempi, ma lasciando fluire i nostri pensieri e le sensazioni che proviamo.

Possiamo farlo aiutandoci con la creatività, le attività che più ci consentono di esprimere la nostra Anima, musica, pittura, poesia, scultura e qualsiasi forma d’arte spontanea.

In questo modo potremo liberarci dalle maschere che abbiamo indossato nelle varie situazioni e ritrovare la nostra vera identità, senza più alcuna paura, schemi ansiosi, aspettative e richieste, che appartengono unicamente al nostro piccolo io.

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