Omeopatia e adolescenza

settembre 5, 2018 0 Di PapS77

 

Abbazia con bambini

 

    Un approccio omeopatico nell’adolescenza

 

    Un giorno mentre bighellonavo in cerca della mia missione nella vita, mi sono imbattuto in un testo che ha subito attirato la mia attenzione, anche se era stato abbandonato dal proprietario per strada, e non brillava certo per i suoi colori essendo in bianco e nero; essendo un assiduo lettore, oltre che scrittore in “erba” (in tutti i sensi, avevo circa vent’anni e le mie abitudini erano assai note!), e non leggendo solo testi universitari d’esame, ho raccolto subito questo libretto e ho iniziato a sfogliarlo.

In un primo momento sono rimasto molto impressionato dai contenuti, che non avevo mai approfondito, pur essendo uno studente di pedagogia e psicologia infantile, e con il tempo ne sono rimasto affascinato, per il messaggio che mi ha offerto con le varie ricerche ed esperienze nel campo della psichiatria, definita omeopatica.

In questo ed in altri articoli che mano a mano pubblicherò sul mio sito ne riporto alcuni pezzi salienti e significativi, per chi come me è appassionato ricercatore nel campo omeopatico ed in questo caso specifico, nell’approccio alla fase della vita adolescenziale.

Ecco l’inizio del testo: “Attraverso il mio lavoro su bambini e adolescenti, mi si è fatto chiaro il concetto che nell’infanzia si manifestano delle corrispondenze con la dinamica descritta da C.G.Jung sotto il principio di una visione generale, tesa a raggiungere uno sviluppo armonico della personalità. I risultati delle mie osservazioni concordano con l’esperienza psicologica del fatto che il Sé dirige dalla nascita in poi il processo dello sviluppo psichico. Sotto il nome di Sé Jung intende la somma dei propri avvenimenti consci ed inconsci.

L’uomo nasce sotto forma di una totalità, che secondo Erich Neumann viene in primo luogo custodita nel Sé della madre. Tutte le richieste del neonato, che si rivolgono semplicemente al “materno”, come quella di saziare la sua fame, di proteggerlo dal freddo, ecc., sono poste alla madre carnale. Noi chiamiamo questo periodo la fase dell’unità madre-figlio, nella quale il bambino sperimenta naturalmente sicurezza e protezione nell’amore materno.”

Questo passo del libro mi fa immediatamente venire in mente, naturalmente dopo anni di ricerche ed ai giorni nostri, cioè quattordici anni dopo la pubblicazione del testo, il “bagaglio” che il bambino eredita  dal DNA materno, da qui la memoria magnetica di cui parlo qui, e che determina la vita del bambino in maniera significante.

“Dopo un anno il Sé del bambino, e cioè il centro di questa totalità, si libera da quello della madre. Ora il bambino prova sempre più un senso di sicurezza nei suoi rapporti con la madre, nelle manifestazioni della tenerezza di lei per lui. Dal senso di sicurezza si sviluppa un rapporto di confidenza.

La sicurezza così creatasi costituisce la base della terza fase, che si presenta alla fine del secondo anno di vita e all’inizio del terzo, e in cui il centro del Sé si stabilisce saldamente nell’inconscio del bambino, e comincia a manifestarsi in simboli della totalità.

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Il bambino gioca, disegna o dipinge in una “lingua” simbolica di un’antichità millenaria, nella quale anche l’adulto, consciamente o inconsciamente, attraverso tutti i tempi, in tutte le civiltà, ha dato espressione alla sua totalità. Un ruolo speciale in questa lingua simbolica è rappresentato dalle figure del cerchio e del quadrato. Il cerchio, secondo C.G.Jung, si deve concepire per lo più come “simbolo della perfezione e dell’essere perfetto, è una espressione universalmente in uso per il cielo, il sole, Dio, e per l’immagine primigenia dell’uomo e dell’anima”. Il quadrato invece, secondo la mia esperienza, si presenta quando si sta preparando il completamento. Ho osservato che nello sviluppo psichico, il quadrato appare prima del simbolo del cerchio, oppure in connessione con questo.”

Interessante notare che il cerchio(la spirale) rappresenta il tempo, mentre il quadrato rappresenta lo spazio, il cerchio è perfetto, mentre il quadrato è giusto, il quadrato è il simbolo della Terra, mentre il cerchio rappresenta il cielo, ed esotericamente, ma anche astrologicamente, i significati sono molteplici, come le varie interpretazioni.

“Ma questi simboli non si manifestano solo in disegni o pitture; si presentano anche nel modo infantile di esprimersi. Così un giorno un bambino di tre anni mi chiese: “Se è vero che la terra è una palla, e Dio vede tutti gli uomini, è anche Lui come un cerchio?”. In ogni suo disegno questo bambino tracciava sempre nella parte superiore del foglio una linea azzurra che andava da un’estremità all’altra. Quando gli chiesi il significato del segno, rispose che questo era il “buon Dio”. Queste linee, ognuna una minuscola particella di un cerchio gigantesco, parlavano della sua concezione.

A queste affermazioni noi riconosciamo il valore numinoso del simbolo. Il cerchio non è solo una figura geometrica, ma anche un simbolo che fa cadere luce su qualcosa che vive invisibile all’uomo. I simboli sono immagini interne, archetipe, cariche di energia, disposizioni dell’essere umano, che, quando si fanno visibili, influenzano ogni volta di nuovo lo sviluppo dell’uomo. Simboli di contenuto numinoso o religioso parlano quindi di un ordine interno, spirituale, che è causa di un rapporto con la divinità. Questo da all’uomo la sicurezza che gli rende possibile fra l’altro l’evoluzione della sua personalità.”

A questo proposito si può tranquillamente utilizzare l’interpretazione dei simboli per poter capire ed individuare determinate patologie, per poi intervenire con altri simboli per arrivare alla guarigione, naturalmente sto parlando di patologie per lo più psichiatriche, dell’anima come si può avere testimonianza dalle medicine alternative. 

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“Nel lavoro psicoterapico si è dimostrato che l’Io si può sviluppare in modo sano solo sulla base di una riuscita manifestazione del Sé, sia come simbolo onirico sia come rappresentazione con figure costruite con la sabbia (vedi: Dora M.Kalff, Il gioco della sabbia e la sua azione terapeutica sulla psiche, Rascher & Cie. AG, Zurigo, 1966). Una simile manifestazione del Sé mi pare essere garanzia di uno sviluppo e di un consolidamento della personalità.

Viceversa in uno sviluppo debole e nevrotico dell’Io suppongo verosimile che questa manifestazione del Sé (nel simbolo) non si sia avuta a causa di un’insufficiente protezione materna, o che essa sia stata disturbata in modo decisivo nell’epoca del primo e più delicato sviluppo da influenze esterne come una guerra, una malattia, una separazione, o anche una incomprensione da parte dell’ambiente.”

Avendo parlato di patologia nevrotica, ora l’autore spiegherà il suo comportamento per”accompagnare” il bambino nel suo percorso verso la consapevolezza, che trovo illuminante per quanto riguarda l’aspetto etico, e nello stesso tempo efficace se accostato naturalmente ad altre terapie, non necessariamente farmacologiche, o perlomeno non in tutti i casi.

“Mi sono perciò proposto il compito di stabilire per il bambino nella terapia “uno spazio libero e allo stesso tempo protetto” nell’ambito del nostro rapporto. Questo spazio libero si ha nella situazione terapeutica quando il terapeuta sa accettare completamente il bambino, così da partecipare interiormente con la stessa intensità del bambino stesso a ciò che accade davanti a lui. Quando il bambino sente di non essere solo in ogni sua pena e anche nella sua felicità, si sente libero e nel contempo protetto nelle sue manifestazioni. Un rapporto di confidenza di questo genere è importante appunto perché in date condizioni può riprodurre la situazione psichica di tranquilla concentrazione che contiene in embrione allo stesso tempo tutte le forze necessarie allo sviluppo della personalità, tanto intellettuali che spirituali.”

Ho potuto notare che questo tipo di approccio terapeutico con i bambini con cui ho lavorato, ma anche con gli adolescenti, un po’ più grandi, ha prodotto degli ottimi risultati, partendo anche da situazioni di patologie abbastanza gravi, in alcuni casi i miglioramenti sono stati ottenuti anche senza l’impiego di farmaci che venivano utilizzati precedentemente.

“Compito del terapeuta è riconoscere queste forze e proteggerle nel loro sviluppo, come custode di un bene prezioso. Come “custode” egli rappresenta per il bambino, lo spazio, la libertà ed insieme i limiti. Una delimitazione individualmente misurata, caso per caso, è importante perché una trasformazione di energie può prodursi in modo fruttuoso non in uno spazio illimitato, ma solo “entro confini individuali”. Gerhard Tersteegen, mistico e pastore d’anime, nato nel XVIII secolo, agiva secondo il seguente principio: “Chi si occupa di anime, deve essere come una bambinaia che tiene il bambino per la cintura e solo lo preserva da pericoli e tranelli, ma altrimenti gli lascia libero il passo”. Con questo egli voleva dire che per la cura delle anime non esiste una teoria univoca, e che bisogna riconoscere ciò che nell’uomo è unico ed esclusivo, per rendere possibile sotto una prudente direzione il libero spiegamento della personalità.”

Ecco che qui entra in atto l’univocità della persona come individuo unico e quindi diverso dagli altri, non solo per l’aspetto fisico,anche se poi in conclusione la società consumistica dei nostri tempi ci vuole tutti uguali e conformati alle regole, e da qui la nascita di nuove patologie correlate appunto a questo sistema.

“Secondo la mia esperienza un Io sano può formarsi solo su una base di sicurezza del bambino, devo supporre che in un Io debole non si sia presentata simbolicamente la manifestazione del Sé, che in via normale si può osservare nell’età dai due ai tre anni. Intanto però si vede che nella maggior parte dei casi la manifestazione simbolica del Sé, soppressa nell’infanzia, può essere riguadagnata fino ad un certo grado ad ogni stadio della vita. Le mie esperienze concordano con la teoria dei gradi di evoluzione dell’Io di Erich Neumann (E. Neumann, Das Kind, Rhein Verlag, Zurigo, 1963. Die grosse Mutter, Rhein Verlag, Zurigo, 1956), che la formulò come segue:

  1. il grado animale, vegetativo
  2. la fase della lotta
  3. l’adattamento alla collettività “

A mio avviso tutto ciò che sta facendo invece la società in cui viviamo oggi è eliminare la vera sicurezza del bambino, e quindi creare sempre più degli individui deboli, anche se grazie ad interventi terapeutici mirati alcuni riescono a “salvarsi” ed a “risvegliarsi”, la maggior parte cade nei tranelli e negli schemi mentali preconfezionati ad-hoc dal sistema.

“L’Io si delinea quindi in un primo tempo in figure nelle quali predominano gli animali e la vegetazione. La fase successiva porta scene di combattimento che si presentano spesso nell’epoca della pubertà. Il bambino è oramai tanto forte, che può prendere su di sé la lotta con le influenze esterne, ed è in grado di prendere posizione di fronte ad esse. Infine egli viene accolto come persona nel mondo circostante, ed incorporato in esso.

Nei miei studi sul pensiero dell’antica Cina mi sono imbattuto in un diagramma che mi pare corrispondere a quanto sopra espresso. Il diagramma è di Chou Tun Yi, un filosofo dell’epoca dei Sung, che visse intorno all’anno mille. Qui l’inizio primordiale di tutte le cose è rappresentato da un cerchio, in cui io vedo un’analogia con il Sé al momento della nascita. Un secondo cerchio contiene lo Yin e lo Yang, per il moto concorde dei quali gli elementi si evolvono. Vorrei a questo proposito confrontare questo cerchio con ciò che ho esposto in precedenza, in rapporto alla manifestazione del Sé.

Esso contiene, ancora in embrione, le forze necessarie alla formazione dell’Io ed allo sviluppo della personalità. Come i cinque elementi di questa costellazione, così la personalità si dispiega intorno al punto centrale dell’Io, e rapporto questo grado di evoluzione alla prima metà della vita. Anche nella nostra tradizione il cinque è il numero dell’uomo naturale. L’uomo, sotto forma di pentagramma, con il capo e braccia distese, è visto qui come microcosmo nel macrocosmo. Il terzo cerchio potrebbe essere paragonato alla manifestazione del Sé nel processo d’individuazione della seconda metà della vita.”

Questo accostamento fra la visione filosofica orientale e quella più prettamente occidentale la si può anche notare nelle nuove discipline e metodologie educative nate negli ultimi tempi, con la sorprendente intuizione di alcuni tra i più famosi scienziati mondiali, e i vari ricercatori non solo in ambito pedagogico-spirituale, ma anche in campo antropologico-spirituale.

“Vedo il quarto cerchio come l’uscita posta di fronte all’entrata, quindi come conclusione del movimento che dalla vita conduce alla morte. Secondo la legge della metamorfosi, su cui poggia il diagramma, giace nella morte – come nell’offerta sacrificale di una situazione psichica vissuta fino al termine – il germoglio di una nuova vita. Queste raffigurazioni sono in grado di mostrarci che la nostra vita, al di sopra di ogni tradizione, corrisponde ad una evoluzione fisica e psichica, che può essere considerata il fondamento dello sviluppo individuale. Credo quindi che i nostri sforzi terapeutici di fronte al bambino ed all’adolescente siano giustificati solo se partono da questa concezione.

Diagramma di Chou Tun Yi

 

Nelle pagine seguenti ho cercato di mostrare, sulla base dei numerosi avvenimenti che si presentano nella mia pratica, come si può ovviare ad un arresto grave dello sviluppo psichico del bambino e dell’adolescente e come si può fare perché l’evoluzione riprenda il suo corso normale. Per lo più è inutile cercare di avvicinarsi a questo genere di arresti con motivi razionali. L’unica via adatta è quella della comunicazione per mezzo del linguaggio simbolico, attraverso il quale si esprime in immagini e sogni l’essenza polistratificata della psiche.”

Proprio sul linguaggio simbolico ho continuato le mie ricerche arrivando alla conclusione che questo è forse l’unico linguaggio universale, che è rimasto identico nel corso dei secoli e delle civiltà e di cui molti autori hanno parlato nei loro testi; nel linguaggio simbolico le esperienze interiori vengono espresse come se fossero esperienze sensoriali, cioè come qualcosa che abbiamo fatto o subito nel mondo esteriore, infatti in esso il mondo esterno è un simbolo del mondo interno, un simbolo per le nostre anime e per le nostre menti.

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“Il corso di uno sviluppo psichico può essere paragonato all’acqua corrente, di cui nel commentario a “I King” è detto: “Essa continua sempre a scorrere e riempie tutti i luoghi attraverso i quali scorre; non si ritrae di fronte a nessun luogo pericoloso, a nessuna caduta, e non perde per nessuna causa la sua natura essenziale. Essa rimane in ogni circostanza fedele a se stessa. Così la verità in condizioni difficili ottiene lo scopo di penetrare nel cuore della situazione. Solo quando si è divenuti intimamente padroni di una situazione si riesce naturalmente ad avere successo nelle azioni che si esplicano esteriormente”. Se nel nostro lavoro riusciamo a raggiungere un’armonia interna che determini ogni azione, possiamo dire veramente di avere ottenuto una grazia.”

Concludendo posso solo aggiungere che il principio di cercare la propria pace e serenità, felicità, abbondanza e successo in tutto ciò che pratichiamo può solo avvenire riuscendo a trovarla prima di tutto all’interno di noi stessi, utilizzando le varie pratiche che più ci aggradano e soprattutto applicando al meglio l’auto-osservazione.

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Fonte: Sergio Bosser Bossio,TIME OUT OMEOPATIA E ADOLESCENZA, Un approccio omeopatico alla psichiatria, Roma, Hahnemann & Co., Centro Studi e Documentazione Omeopatica DHARMA, Novembre 2004.